La transizione ambientale si presenta come combinazione di componenti, tutti aspetti di uno stesso concetto, tra i quali spicca il progetto di città sostenibili e resilienti.
Questo significa migliorare la vivibilità, con notevole riduzione dell’impatto negativo delle cose storte attuali.
Le peggiori catastrofi degli ultimi 50 anni riguardano le conseguenze delle leggi totalitarie sulla separazione e sul divorzio, cioè la società liquida, che incidono in modo pesantissimo sulla vivibilità.
Occorre eliminare queste due leggi sul piano politico, pensando ai guasti vicini e certi, in netto peggioramento, nella persistenza di queste due leggi in Europa.
Invece si pensa solo alle conseguenze lontane e improbabili, la maggiore libertà della donna a scapito della libertà dei figli, dell’uomo e della famiglia, dimenticando negligentemente l’art. 29 della Carta Costituzionale che pone in primo piano i diritti della famiglia.
Il problema è serio e va affrontato con attenzione.
Dobbiamo rendere performante la comunità come prima condizione, necessaria ma non sufficiente, a salvaguardia dell’ambiente.
Attualmente si accumulano le deformazioni permanenti dovute ai vari aspetti negativi, invertire la tendenza è un dovere di tutti noi.
Adeguati nuovi parametri per ogni componente significa controllare la qualità di tutto l’insieme.
La bioprogettazione o ecoprogettazione riguarda innanzitutto la famiglia, tirandola fuori dalle secche in cui è colpevolmente lasciata.
Auspichiamo città in gara tra loro per il minor numero di separazioni e divorzi, nella consapevolezza che la famiglia rappresenta la principale risorsa da ogni punto di vista, socioeconomico, psicologico e spirituale, quindi da aiutare con la solidarietà e la sussidiarietà.
